domenica 14 giugno 2009

Voto NO grazie !

scritto il 12 maggio e pubblicato qualche giorno dopo su "la Sicilia" ... non era poi così difficile immaginare come sarebbe andata a finire !!

Lettera aperta alle compagne e ai compagni che non hanno dimenticato che “la propria autonomia politica” è l’unica cosa che rende “diversi” i comunisti.
Esiste un diritto-dovere a esprimere il proprio voto ma esiste anche un indubbio diritto-dovere a non votare nel momento in cui ciò che il mercato elettorale offre non da una risposta credibile ai problemi reali che molti di noi vivono, alle nostre aspirazioni, ai nostri sogni. Sembrerebbe paradossale non sentirsi rappresentati di fronte alla pletora di liste che si annunciano, ai programmi che ogni giorno vengono sciorinati, ai fronti che si compattano e si scompattano eppure… se guardiamo bene dietro le apparenze, quello che alla fine rimane è lo scontro fra un centro destra (nelle sue varie sfaccettature) e un centro sinistra (con le rispettive truppe cammellate) intercambiabili e assolutamente simili nell’approccio e nelle risposte ai problemi di fondo che la maggior parte della popolazione vive. Chiunque vincerà, i beni e i servizi di pubblica utilità rimarranno nelle mani dei privati e continueranno a essere fonte e occasione di guadagno per i soliti noti. Le poche risorse rimaste continueranno a essere sperperate in lucrosi quanto inutili consulenze o in gite “fuori porta” per illustrare le meraviglie della città in lontane nazioni, non ci saranno case popolari e nemmeno assegni di disoccupazione, le scuole saranno lasciate al degrado e gli immigrati continueranno a morire nel centro di detenzione di Pian del Lago. Non ci saranno asili comunali (e si continueranno a pagare quelli privati) e nemmeno centri per anziani, ne libri gratis per chi ha voglia di studiare, ne trasporti efficienti e a buon mercato. Sui bisogni della fetta più povera di questa città ci saranno tante occasioni di confronti e dibattiti ma nessuno avrà la voglia, l’interesse, il coraggio di rompere le logiche e gli equilibri di un sistema in cui pochi privilegiati vivono sulle spalle e il lavoro di tanti perché significherebbe mettere quei privilegiati nella condizione di dover pagare tasse che non hanno mai pagato o di rinunciare a rendite che non hanno mai meritato. Battaglie che una volta caratterizzano la sinistra, quella vera, quella che non si comprometteva per la promessa di un assessorato virtuale, e che sapeva bene che le elezioni sono solo un vuoto rito fatto per carpire la fiducia di chi è solo destinato a decidere (una volta ogni tanto) sulle carriere politiche di tanti “dilettanti allo sbaraglio” (utile contorno di tanti navigati professionisti) delegando ciò che non può essere delegato: il proprio diritto a organizzarsi per difendersi. Permettetemi allora di dire, da vecchio comunista fuori moda, che non andare a votare è l’unica scelta giusta e dignitosa. Non è solo un diritto, è un dovere per coerenza con le proprie convinzioni e con la propria storia che, anche se piccola e sicuramente poco importante, è l’unico bene che ci rimane. La coerenza di chi è capace di “andare contro corrente” anche quando è facile scelta accomodarsi (da servi) alla tavola imbandita di un’alleanza che fino a ieri veniva giudicata un nemico da combattere senza appello. La coerenza di chi non si arrende all’idea di una sinistra ancella (e portatrice di voti) al servizio dei potentati targati PD.

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