mercoledì 24 giugno 2009

I numeri della "democrazia"

C'era una volta la democrazia ... chi vinceva aveva il consenso della maggioranza degli elettori, e chi governava - almeno formalmente - rappresentava una fetta considerevole della popolazione.
Come questo consenso si creava e si gestiva è un altro discorso ma, di certo, i numeri ci dicevano che solo una minima parte degli elettori non veniva (e non si sentiva) rappresentata.
E oggi? dopo anni di leggi maggioritarie? di premi di maggioranza? di sbarramenti?
Oggi abbiamo un sindaco votato appena dal 27,50% degli elettori, un consiglio comunale votato dal 18,27%, una maggioranza allo stesso consiglio votata dal 10,25%.
3 nisseni su 4 non si riconoscono nel "loro" sindaco. 5 su sei non sono rappresentati nel consiglio comunale. 9 cittadini nisseni su 10 subiranno le scelte decise da consiglieri comunali che rappresentano al massimo se stessi e la loro cerchia di amici e clienti.
Il PDL che ha vinto le lezioni, le ha vinte con il 25,92% degli aventi diritto al voto. Se gli aggiungiamo i voti dell'UDC arriviamo al 32,79%.
Abbastanza per festeggiare ma non tanto per poter affermare una egemonia che è tutta da verificare.
La politica non si fa coi numeri. Ma l'aritmetica ci dice che c'è una potenziale platea di interlocutori a cui poter parlare.
La sfiducia nei meccanismi di gestione "democratica" del potere e verso i suoi rappresentanti locali è un buon punto di partenza. Da sola certamente non basta.
E' una "tabula rasa" sulla quale riscrivere una politica che riparta dai bisogni veri della "città del disagio" e che ricostruisca la fiducia dei "disagiati" in se stessi e nella possibilità di cambiare le proprie condizioni di vita.
Certo ci vuole chi, questa politica, abbia voglia e sia capace di praticarla.
Ci vogliono i comunisti. Ed è proprio questo il problema di questa città (e dell'intero paese). Cominciare a parlarne non sarebbe male.

sabato 20 giugno 2009

Intercambiabili

Padrini di riguardo per la candidata sindaco del PD che in gioventù fu anche "comunista" e che qualcuno si ostina ancora a definire di "sinistra". Raffaele Lombardo e Calogero Mannino, Bernardo Alaimo e Filippo Misuraca tutti a sostenre la giunta del "cambiamento", la Falci, la Candura, Iacona, Cicero.
Perfino Sergio Mangiavillano, grande vecchio del cattolicesimo "politico" nisseno, è sceso in campo per indicare da che parte sta la Curia col suo apparato, i suoi preti e le sue monache che, a piedi o in pulmino, non faranno mancare il loro sostegno a una operazione che definiremmo democristiana se non fosse che la DC è già morta da parecchi anni (o almeno così si dice).
Tradimento? Inciucio? Trasformismo? Nulla di tutto questo. La verità che esce fuori da queste elezioni, che seppur locali possono essere prese a paradigma dell'intera realtà nazionale, è altra.
E' la realtà di un ceto politico intercambiabile pronto a raccordarsi, a seconda delle convenienze, con l'uno o l'altro degli schieramenti. E questo può avvenire, senza troppe scosse, proprio perché il PDL e il PD(senza L) sono molto più simili di quanto dicano di essere. Identici i valori di riferimento, identiche le classi sociali che rappresentano, identiche le politiche antipopolari a difesa dei profitti e dei privilegi che esprimono, identica la cultura antidemocratica che li caratterizza (Berlusconi e Francescini voteranno allo stesso modo al referendum di domani!). Un ceto politico - "legittimato" da sempre meno elettori - i cui punti di riferimento sono i poteri forti dell'economia, della finanza, della chiesa (e poiché siamo in Sicilia, della mafia) che di volta in volta scelgono quale etichetta mettere sul prodotto che vogliono venderci. Un prodotto avariato che non migliorerà le condizioni di vita dei nostri disoccupati, dei senza casa, dei ragazzini senza asili e dei pensionati senza servizi. I quali farebbero bene a cominciare a far sentire la loro voce chiedendo impegni, soldi, soluzioni, il riconoscimento del loro diritto a una vita dignitosa, magari facendo pagare qualcosa a chi lunedì sera festeggerà ...chiunque sia la giunta che vincerà ...perché sa di essere comunque rappresentato.
Impareremo la lezione? Credo proprio di no. E alle prossime elezioni ci ritroveremo coi soliti "dirigenti di sinistra" che ci riproporranno l'alleanza col PD per ... battere le destre! E dimenticheremo che a furia di "alleanze" le destre sono diventate più forti che mai e noi ci siamo ridotti a fare le mosche cocchiere di un cavallo pure riottoso che non perde occasione per scacciarci via dalla scena politica del paese. E dimenticheremo che, se lunedì Campisi vince, non sarà per merito della intrigante minigonna della ministro-soubrette Carfagna ma per la nostra incapacità di costruire un'alternativa credibile (nella città prima ancora che sul piano elettorale) ...e se vince la Falci ...è "uguaglio".

mercoledì 17 giugno 2009

Proviamoci...

La professoressa Falci rivendica le ragioni della sua scelta: "Sin dal primo turno avevo chiuso il mio programma con un appello ad unire la città. Ad unirla nelle sue componenti sociali, produttive, culturali, anche rispetto alle sue espressioni politiche. Avevo detto che bisognava essere capaci di andare oltre gli schieramenti per un solo obiettivo. Dare forza a questa città. ... per mettere in discussione gli schieramenti tradizionali della vita politica, gli schieramenti che fanno una politica di divisione, di contrapposizione pregiudiziale, per un percorso che porti avanti la nostra città."
Il carattere - più che interclassista - ecumenico delle posizioni ribadite in tante occasioni dalla candidata del PD non poteva essere espresso con più chiarezza. "Unire la città ... portare avanti la nostra città", questa entità astratta surrogato in salsa locale della patria, del paese, della nazione, entità da difendere con un appello alla mobilitazione generale fermando sulle colline di ... Babbaurra ... i nuovi barbari che minacciano di abbeverare i loro cavalli alla fontana del Tripisciano.
Un programma politico dalle forti venature qualunquiste se non propriamente reazionarie che solo l'imbecillità (politica) di "dirigenti" ammalati di governismo ha potuto scambiare per un programma di sinistra.
Per la candidata del PD - e per il suo partito - il pensionato che non può permettersi di mantenere nemmeno una sottopagata badante rumena, il disoccupato che sopravvive grazie ai sussidi pubblici, l'impiegato taglieggiato dai balzelli di una amministrazione esosa hanno gli stessi interessi di chi vive (e bene) sfruttando il lavoro altrui o si arricchisce sugli sperperi del denaro pubblico.
Tutti uguali, tutti assieme a spingere il carro che porterà avanti la città. Peccato che nella realtà c'è chi quel carro lo spinge da sempre e chi se ne sta comodamente seduto a godersi il panorama.
Ed è proprio nel volere negare le differenze sociali che nella realtà vivono le due città - quella del benessere e quella del disagio - e nel volere rappresentare "tutti", che sta il peggiore inganno di una politica che vuole unire ciò che la vita quotidiana divide.
La sinistra - quella vera - la sinistra comunista è "pregiudizialmente" contrapposta a chi ha lucrato e continua a lucrare sulla privatizzazione dei servizi e dei beni sociali, a chi - da privilegiato - non ha bisogno di assistenza pubblica, a chi può permettersi di mandare i propri figli a scuole private senza sacrifici di sorta, a chi ha case e ville al mare e non è costretto a vivere in bassi fatiscenti.
La sinistra - quella vera - è partigiana, NON rappresenta e non vuole rappresentare "tutti". Si accontenta di rappresentare chi, dentro questa democrazia fatta ad uso e consumo di chi ha il potere economico, non ha voce e diritti. E può farlo in un solo modo: non prostituendo la voglia di riscatto sociale delle classi subalterne a un'alleanza innaturale con i propri nemici.
Lasciamo che altri amministrino l'esistente, che trovino accordi e inciuci che hanno le radici nella comune appartenenza alla stessa classe sociale. Noi vogliamo essere "altro". Non è detto che ci riusciremo. Ma almeno ci avremmo provato.

martedì 16 giugno 2009

Buon sangue non mente

Scrive Elena Russo - candidata della lista "Patto per la città" - chiedendo scusa a quegli elettori di centrosinistra che hanno creduto alla candidatura di Fiorella falci: "Mai scelta è stata più rovinosa! Vergogna e amaro in bocca non può che lasciare in tutti noi ... la recente scellerata formazione di giunta che la signora Falci ha ritenuto di presentare ... Una giunta quasi interamente rappresentata da personaggi politici di cultura e militanza pubblicamente di destra... una realtà che certamente rappresenta una pagina ingloriosa della vita politica di chi ne è stata l'artefice ... la pagina più ingloriosa della storia del centrosinistra nisseno."
E' comprensibile lo stupore di chi fino a ieri si è spesa per un progetto di cui la Falci era "garante", così come è apprezzabile l'onesta presa di coscienza di aver sbagliato nella valutazione del personaggio che avrebbe dovuto guidare il rinnovamento della politica in città. Tanto più apprezzabile di fronte alla supponenza di ben altri dirigenti politici di "sinistra" che ancora, il bisogno di chiedere scusa ai propri elettori, non l'hanno sentito.
Ma le scuse se servono a salvare la faccia e a dissociare le proprie responsabilità da una operazione vergognosa e per di più - date le reazioni - perdente, non bastano.
Occorre provare a comprendere le radici di una scelta che non può essere imputata genericamente al tradimento del personaggio, che pure è un elemento non trascurabile visto l'impegno della Falci a garantirsi - sempre - le condizioni migliori possibili per lo sviluppo della sua carriera politica.
Qualsiasi osservatore munito di un po' di buon senso avrebbe potuto prevedere in tempo quello che sarebbe successo. E qualcuno di noi lo aveva ben compreso e denunciato!
Fiorella Falci NON aveva i voti per essere eletta sindaco, non aveva neanche i voti per andare al ballottaggio se non puntando sulla litigiosità del centrodestra e sulla fronda anti Pagano presente in città.
L'alleanza con pezzi del centrodestra cittadino era fin dall'inizio una strada obbligata se si voleva raggiungere la tanto ambita poltrona. Le chiacchiere di sinistra erano appunto chiacchiere per incantare gli ingenui e lucrare consensi che altrimenti difficilmente sarebbero arrivati così copiosi.
Del resto ben poche erano (sono) le differenze fra i due candidati a sindaco.
Identici i programmi, anche se scritti con accentuazioni all'apparenza differenti.
Identici i poteri forti a cui si concede credito e si garantisce l'attenzione dovuta "agli interessi di chi conta davvero".
Identica la cultura antidemocratica della governabilità imposta a colpi di premi di maggioranza e di sbarramenti che tengano fuori dal palazzo il fastidio di una opposizione vera.
Identico l'approccio interclassista di chi fa politica per amministrare - non per trasformare - l'esistente.
Identico il disprezzo verso i ceti subalterni, i "poveri", gli esclusi da rendere magari un po' meno poveri, quel tanto che basta per evitare che il loro incazzamento diventi coscienza politica antagonista.
Nell'Italia dei sindaci PDemocratici che spazzano via a colpi di ruspa i baraccati o che multano i lavavetri con lo stesso indifferente cinismo dei sindaci leghisti, non ci si può meravigliare se la candidata del PD ha scelto come stretti collaboratori donne e uomini di una destra ormai culturalmente egemone anche dentro l'opposto schieramento.
In quanto alle speranze deluse delle migliaia di elettori di sinistra che avevano creduto alla dotta (e furba) professoressa ex-post-comunista che imparino anche da questa esperienza a contare soltanto sulle proprie forze e a non fidarsi di un ceto politico estraneo ai bisogni, ai problemi, ai sogni di chi col suo lavoro continuerà a pagare i conti salati di queste come di tante altre elezioni.

ps. Chi scrive si ricorda dell'unica volta che votò la Falci - tanti anni fa - delegata nazionale all'ultimo congresso del Pci. Mandata a Roma a sostenere le ragioni dei comunisti nisseni che non accettavano lo scioglimento del Partito ce la ritrovammo qualche giorno dopo ...dirigente nazionale della Quercia... è proprio vero ... buon sangue non mente!

domenica 14 giugno 2009

Dilettanti allo sbaraglio

E' fin troppo facile ora rivolgersi ai "comunisti" nostrani e dire: ve l'avevo detto!. Ma dubito che questa "sinistra" fatta di dilettanti allo sbaraglio, senza progetti ne strategie, possa capire la (ennesima) lezione. Rifondazione è uscita sconfitta dalle urne dappertutto ma a Caltanissetta i dati indicano, più che un arretramento, una disfatta. Ci sarà pure un motivo? Una responsabilità? Che non sia da ricercare nella scarsa attenzione data dagli organi di informazione alle "ragioni" della "lista anticapitalistica" come vuole farci credere il funambolico segretario di quel partito, o alle pressioni mafiose (?) che hanno indotto l'elettorato a cedere alle logiche del "voto di scambio". Ma davvero pensate che le acrobatiche scelte del vostro partito non abbiano inciso sulla credibilità della vostra (oltretutto confusa) proposta politica?
Andiamo per ordine. Consci che anni di appiattimento e di totale subordinazione alle scelte delle amministrazioni di centrosinistra che si sono succedute al comune e alla provincia non promettevano nulla di buono vi siete presentati - nelle settimane precedenti la campagna elettorale - col volto degli antagonisti puri e indisponibili a qualsiasi accordo con chiunque si fosse "sporcato le mani" con la giunta Messana.
Vi siete reinventati una battaglia per la ripubblicizzazione dell'acqua riuscendo perfino a fare dimenticare alla città le responsabilità vostre e delle vostre amministrazioni "amiche" nella privatizzazione di questo come di tutti gli altri beni e servizi.
Avete pontificato - nei comizi e sui giornali - contro i comitati di affari trasversali ai due opposti schieramenti e... poi ... quando si è trattato di dover scegliere fra la logica continuazione di quella battaglia di principio e il profumo di un buon piatto di lenticchie, vi siete - come sempre - lasciati incantare dal luccichio di un assessorato, seppure virtuale e a rischio di depennamento, ma pur sempre un assessorato!
E allora, Fiorella Falci, che fino al giorno prima "aveva la lebbra", di colpo diventa il candidato dei "comunisti". Il suo programma, il programma della discontinuità (ma no... di più... quasi lo stesso programma di Rifondazione).
E siccome qualcosa bisognava pure concederla alle oneste persone di sinistra che avrebbero potuto avere qualche dubbio sull'opportunità di mettere la propria faccia al servizio di tale giravolta, eccoli a suonare le fanfare di una democrazia partecipativa fatta di comitati di quartiere e di "osservatori", di trasparenza e di controllo popolare.
Ma come il PD che (insieme al PDL) ha imposto il restringimento della democrazia inventandosi premi di maggioranza e sbarramenti, che dovrebbe essere denunciato come partito antidemocratico responsabile dell'esclusione di milioni di elettori dal diritto di essere rappresentati, diventa il partito della partecipazione democratica? Ma per i nostri ineffabili "comunisti" nostrani tutto questo non ha importanza. Loro si accontentano di poco. Di un assessore a tempo. Di un "osservatore", guardone democratico delle decisioni che altri sono legittimati a prendere.
Ma siccome alla fine la politica è una cosa per gente seria e Fiorella Falci il sindaco vuole farlo - comunque sia - eccoci con una bella squadra in cui spiccano Giovanna Candura, Alfonso Cicero, Sergio Iacona (che nulla hanno a che fare con una sinistra seppure moderata), conclusione prevista da tanti ma non dai lungimiranti dirigenti di Rifondazione.
Immagino che troveranno il modo - arrampicandosi sugli specchi - di giustificare la conclusione della loro fallimentare scelta, magari con una nuova inversione di rotta, tacitando quanti si domanderanno se valeva la pena spendersi al servizio dell'ennesima amministrazione "amica" che - se eletta - segnerà un arretramento perfino nei confronti della pur moderata giunta Messana. Da parte mia un consiglio me lo sento di dare. Chiedano scusa ai loro elettori di sinistra e si ritirino a coltivare gerani. Caltanissetta ha molto più bisogno di davanzali fioriti che di buggerati dirigenti di una sinistra senza spina dorsale.