C'era una volta la democrazia ... chi vinceva aveva il consenso della maggioranza degli elettori, e chi governava - almeno formalmente - rappresentava una fetta considerevole della popolazione.
Come questo consenso si creava e si gestiva è un altro discorso ma, di certo, i numeri ci dicevano che solo una minima parte degli elettori non veniva (e non si sentiva) rappresentata.
E oggi? dopo anni di leggi maggioritarie? di premi di maggioranza? di sbarramenti?
Oggi abbiamo un sindaco votato appena dal 27,50% degli elettori, un consiglio comunale votato dal 18,27%, una maggioranza allo stesso consiglio votata dal 10,25%.
3 nisseni su 4 non si riconoscono nel "loro" sindaco. 5 su sei non sono rappresentati nel consiglio comunale. 9 cittadini nisseni su 10 subiranno le scelte decise da consiglieri comunali che rappresentano al massimo se stessi e la loro cerchia di amici e clienti.
Il PDL che ha vinto le lezioni, le ha vinte con il 25,92% degli aventi diritto al voto. Se gli aggiungiamo i voti dell'UDC arriviamo al 32,79%.
Abbastanza per festeggiare ma non tanto per poter affermare una egemonia che è tutta da verificare.
La politica non si fa coi numeri. Ma l'aritmetica ci dice che c'è una potenziale platea di interlocutori a cui poter parlare.
La sfiducia nei meccanismi di gestione "democratica" del potere e verso i suoi rappresentanti locali è un buon punto di partenza. Da sola certamente non basta.
E' una "tabula rasa" sulla quale riscrivere una politica che riparta dai bisogni veri della "città del disagio" e che ricostruisca la fiducia dei "disagiati" in se stessi e nella possibilità di cambiare le proprie condizioni di vita.
Certo ci vuole chi, questa politica, abbia voglia e sia capace di praticarla.
Ci vogliono i comunisti. Ed è proprio questo il problema di questa città (e dell'intero paese). Cominciare a parlarne non sarebbe male.
Nessun commento:
Posta un commento