Padrini di riguardo per la candidata sindaco del PD che in gioventù fu anche "comunista" e che qualcuno si ostina ancora a definire di "sinistra". Raffaele Lombardo e Calogero Mannino, Bernardo Alaimo e Filippo Misuraca tutti a sostenre la giunta del "cambiamento", la Falci, la Candura, Iacona, Cicero.
Perfino Sergio Mangiavillano, grande vecchio del cattolicesimo "politico" nisseno, è sceso in campo per indicare da che parte sta la Curia col suo apparato, i suoi preti e le sue monache che, a piedi o in pulmino, non faranno mancare il loro sostegno a una operazione che definiremmo democristiana se non fosse che la DC è già morta da parecchi anni (o almeno così si dice).
Tradimento? Inciucio? Trasformismo? Nulla di tutto questo. La verità che esce fuori da queste elezioni, che seppur locali possono essere prese a paradigma dell'intera realtà nazionale, è altra.
E' la realtà di un ceto politico intercambiabile pronto a raccordarsi, a seconda delle convenienze, con l'uno o l'altro degli schieramenti. E questo può avvenire, senza troppe scosse, proprio perché il PDL e il PD(senza L) sono molto più simili di quanto dicano di essere. Identici i valori di riferimento, identiche le classi sociali che rappresentano, identiche le politiche antipopolari a difesa dei profitti e dei privilegi che esprimono, identica la cultura antidemocratica che li caratterizza (Berlusconi e Francescini voteranno allo stesso modo al referendum di domani!). Un ceto politico - "legittimato" da sempre meno elettori - i cui punti di riferimento sono i poteri forti dell'economia, della finanza, della chiesa (e poiché siamo in Sicilia, della mafia) che di volta in volta scelgono quale etichetta mettere sul prodotto che vogliono venderci. Un prodotto avariato che non migliorerà le condizioni di vita dei nostri disoccupati, dei senza casa, dei ragazzini senza asili e dei pensionati senza servizi. I quali farebbero bene a cominciare a far sentire la loro voce chiedendo impegni, soldi, soluzioni, il riconoscimento del loro diritto a una vita dignitosa, magari facendo pagare qualcosa a chi lunedì sera festeggerà ...chiunque sia la giunta che vincerà ...perché sa di essere comunque rappresentato.
Impareremo la lezione? Credo proprio di no. E alle prossime elezioni ci ritroveremo coi soliti "dirigenti di sinistra" che ci riproporranno l'alleanza col PD per ... battere le destre! E dimenticheremo che a furia di "alleanze" le destre sono diventate più forti che mai e noi ci siamo ridotti a fare le mosche cocchiere di un cavallo pure riottoso che non perde occasione per scacciarci via dalla scena politica del paese. E dimenticheremo che, se lunedì Campisi vince, non sarà per merito della intrigante minigonna della ministro-soubrette Carfagna ma per la nostra incapacità di costruire un'alternativa credibile (nella città prima ancora che sul piano elettorale) ...e se vince la Falci ...è "uguaglio".
Nessun commento:
Posta un commento