La professoressa Falci rivendica le ragioni della sua scelta: "Sin dal primo turno avevo chiuso il mio programma con un appello ad unire la città. Ad unirla nelle sue componenti sociali, produttive, culturali, anche rispetto alle sue espressioni politiche. Avevo detto che bisognava essere capaci di andare oltre gli schieramenti per un solo obiettivo. Dare forza a questa città. ... per mettere in discussione gli schieramenti tradizionali della vita politica, gli schieramenti che fanno una politica di divisione, di contrapposizione pregiudiziale, per un percorso che porti avanti la nostra città."
Il carattere - più che interclassista - ecumenico delle posizioni ribadite in tante occasioni dalla candidata del PD non poteva essere espresso con più chiarezza. "Unire la città ... portare avanti la nostra città", questa entità astratta surrogato in salsa locale della patria, del paese, della nazione, entità da difendere con un appello alla mobilitazione generale fermando sulle colline di ... Babbaurra ... i nuovi barbari che minacciano di abbeverare i loro cavalli alla fontana del Tripisciano.
Un programma politico dalle forti venature qualunquiste se non propriamente reazionarie che solo l'imbecillità (politica) di "dirigenti" ammalati di governismo ha potuto scambiare per un programma di sinistra.
Per la candidata del PD - e per il suo partito - il pensionato che non può permettersi di mantenere nemmeno una sottopagata badante rumena, il disoccupato che sopravvive grazie ai sussidi pubblici, l'impiegato taglieggiato dai balzelli di una amministrazione esosa hanno gli stessi interessi di chi vive (e bene) sfruttando il lavoro altrui o si arricchisce sugli sperperi del denaro pubblico.
Tutti uguali, tutti assieme a spingere il carro che porterà avanti la città. Peccato che nella realtà c'è chi quel carro lo spinge da sempre e chi se ne sta comodamente seduto a godersi il panorama.
Ed è proprio nel volere negare le differenze sociali che nella realtà vivono le due città - quella del benessere e quella del disagio - e nel volere rappresentare "tutti", che sta il peggiore inganno di una politica che vuole unire ciò che la vita quotidiana divide.
La sinistra - quella vera - la sinistra comunista è "pregiudizialmente" contrapposta a chi ha lucrato e continua a lucrare sulla privatizzazione dei servizi e dei beni sociali, a chi - da privilegiato - non ha bisogno di assistenza pubblica, a chi può permettersi di mandare i propri figli a scuole private senza sacrifici di sorta, a chi ha case e ville al mare e non è costretto a vivere in bassi fatiscenti.
La sinistra - quella vera - è partigiana, NON rappresenta e non vuole rappresentare "tutti". Si accontenta di rappresentare chi, dentro questa democrazia fatta ad uso e consumo di chi ha il potere economico, non ha voce e diritti. E può farlo in un solo modo: non prostituendo la voglia di riscatto sociale delle classi subalterne a un'alleanza innaturale con i propri nemici.
Lasciamo che altri amministrino l'esistente, che trovino accordi e inciuci che hanno le radici nella comune appartenenza alla stessa classe sociale. Noi vogliamo essere "altro". Non è detto che ci riusciremo. Ma almeno ci avremmo provato.
sono daccordo con lo scrivente sul punto "tutti insieme contro lo straniero" questa non è politica. Sul tema della rappresentanza di sinistra devo farti notare che nessuno dei soggetti di sinistra è stato eletto.
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